Periodico d'informazione , cultura, arte, moda e gourmet  Nuovo ourtime Anno  2026-N 51

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 An Italian American Legacy: 

a family story.

AMICI DELFINI A SAVONA” 

“ PELIZZA DA VOLPEDO A MILANO”

DONATORI FIDAS DA PAPA FRANCESCO 

L'ARTE DI GOLOSARIA A MILANO

LEGGI IL SALONE DEL MOBILE…

LEGGI EICMA MILANO 2025…

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UNA BELLA GIORNATA A PAVIA…

Pavia, in Lombardia, capoluogo di provincia e sede vescovile, è un’antica e nobile città sul Ticino, dal caratteristico aspetto in parte medioevale, con monumenti insigni, soprattutto del periodo romanico; è anche centro industriale e di mercati agricoli.

Già importante sotto i Romani, Pavia conobbe il massimo della potenza nei secoli VI-VIII, quando fu capitale del regno dei Longobardi. Nel periodo comunale (XII-XIII secolo) godette di grande prosperità, come testimoniano le sue mirabili chiese romaniche di San Michele e San Pietro in Ciel d’Oro. Del 1365 è il bellissimo castello fatto costruire nel 1365 dai Visconti, che la conquistarono alcuni anni prima. Il Castello Visconteo è un grandioso quadrilatero in laterizi, con torrioni angolari, due ordini di bifore gotiche e merlature e con un vasto cortile cinto da portici su tre lati. Non lontano dal Castello Visconteo, si erge la chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro, insigne esemplare di architettura romanica, ove sono conservate le spoglie di Sant’Agostino; la cripta invece custodisce le ossa di Severino Boezio, il filosofo romano consigliere di Teodorico, da questi fatto uccidere con l’accusa di tradimento.

Nel Settecento la città si arricchì ulteriormente di palazzi monumentali.

Di notevole interesse è la struttura urbanistica del centro storico, sviluppatosi soprattutto nel periodo comunale, che ricalca il regolare impianto della città romana; qui, dove predomina il colore rosso-mattone degli edifici, permangono cospicui valori ambientali, anche nelle viuzze secondarie e nelle appartate piazzette. Qualche torre civile, delle numerosissime che un tempo la popolavano, svetta ancora tra le case. L’Università, di origine antichissima (X-XI secolo), nel cuore della città e radicata da secoli nel tessuto sociale, ha un ruolo fondamentale: i tantissimi studenti, anche stranieri, che la frequentano portano nella vita quotidiana di Pavia colore e vivacità; i numerosi collegi universitari le danno quasi un carattere di “città-collegio”. Nei pressi dell’ateneo, piazza Leonardo da Vinci, con le tre torri civili, di epoca medioevale, dette proprio “Torri dell’Università”; al centro della bella piazza, la cripta di Sant’Eusebio, resto di una basilica del VII/XI secolo.

La principale arteria cittadina è Strada Nuova, che corre da nord a sud, dal Castello al Ticino; vi si trovano il Teatro Fraschini e, appunto, l’Università ed è un susseguirsi di negozi e locali, tra cui la storica pasticceria Vigoni, con la sua celeberrima torta.

Il Duomo, intitolato a Santo Stefano e Santa Maria Assunta, è un capolavoro architettonico del rinascimento lombardo. La basilica di San Michele Maggiore è un capolavoro di stile romanico lombardo, consacrata nel 1132; al suo interno, la cripta a tre navate su colonnine. Piazza della Vittoria è il centro pulsante della città, cinta da portici e da case del XIV e XV secolo. Su uno dei lati, il palazzo del Comune o Broletto, del XII secolo, la cui fronte ha due ordini di logge della metà del Cinquecento.

Il Ponte Coperto, sul Ticino, è la ricostruzione successiva al bombardamento aereo del 1944 che distrusse l’originale del 1354 e collega il centro della città al pittoresco “Borgo Ticino”, già borgo di pescatori, composto di piccole case di diversi colori, affiancate l’una all’altra. Al centro del ponte è presente una targa, apposta nel 2005, in occasione del cinquantenario della morte di Einstein, che abitò a Pavia con la famiglia per un periodo breve ma per lui molto intenso: “Ho spesso pensato al bel ponte di Pavia”.

Poco al di fuori del centro storico, la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, fondata da San Siro nel IV secolo, è, secondo la tradizione, la prima basilica cristiana di Pavia; della costruzione originaria rimangono tracce non visibili, ma l’edificio presenta elementi della fine dell’XI sec.

All’interno della chiesa vi è esposto un bel dipinto raro del  Beato Isnardo, 1200 circa  appartenente all'ordine dei Domenicani ,  del pittore Pavese Gino Testa 1903-1961.

Ricordiamo ai lettori che la festa del Beato Isnardo si celebra il 22 marzo a Pavia, in allegato i cenni storici.

Un ringraziamaneto   in particolare a Don Sirio della chiesa  dei SS. Gervasio e Protasio,per la sua gentile collaborazione, un saluto dalla nostra redazione.

Dott, Margherita Canzi, Gaetano Malangone. 

 

( Fonte  : Touring Club Italiano )


 


 

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DIDASCALIE:

 

. San Pietro in Ciel d’Oro

 

Piazza Leonardo da Vinci - “Torri dell’Università”

 

. Il Duomo

 

. Basilica di San Michele Maggiore

 

. Piazza della Vittoria – Il Broletto

 

. Ponte Coperto

 

Borgo Ticino

 

Sant’Isnardo

 

 

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“Salone del Mobile Milano: L’Innovazione che Arreda il Futuro"

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Anche quest’anno il Salone del Mobile, Milano 2025, si conferma ancora una volta come palcoscenico mondiale dell’eccellenza nel design e nell’arredo, tornando a trasformare i padiglioni di Rho Fiera in un laboratorio creativo aperto a oltre 300.000 visitatori da più di 160 Paesi, si parla di argomenti come: Nuove frontiere della sostenibilità.
Il filo conduttore di quest’anno è la “rigenerazione”: materiali di recupero, filiere corte e progetti che partono da scarti industriali o biologici per diventare arredi d’autore. Dalle sedute modulari in polietilene riciclato alle lampade cilindriche in metallo rigenerato, ogni stand racconta come il futuro dell’abitare possa nascere dal riuso creativo.

Tecnologia e artigianalità.
Tra le novità più applaudite c’è la fusione tra robotica e mani esperte: tavoli in marmo realizzati da fresatrici CNC che lasciano poi spazio alle rifiniture manuali di maestri lapicidi; sistemi di illuminazione smart, integrati con app per la domotica, ma rivestiti con tessuti tradizionali tessuti a telaio. Questo dialogo tra innovation e heritage permette di immaginare un design “umanizzato” e al contempo ultra-performante.

Spazi che parlano di benessere.
L’area Workplace evolve verso il concetto di “ufficio rigenerativo”: stanze acusticamente isolate con pannelli bio-fonici, aree relax con piante a foglia larga e sistemi di aromaterapia integrati nei mobili. Anche la zona Home & Living punta su ambienti capaci di riequilibrare mente e corpo, con tonalità naturali, superfici tattili e luci che si modulano, e si mescolano.

Inoltre molto importante da segnalare ai lettori per meglio capire che gli scatti fotografici presso gli stand del salone non sono così semplici come si può immaginare, bisogna cercare di seguire ed interpretare le linee, le forme, le luci, i colori, avere un buon focus delle immagini è la rappresentazione di spazi allestiti: come i salotti, installazioni luminose, showroom d’arredo.

Bisogna saper avere una buona inquadratura, pulita per ottenere risultati di linee verticali e orizzontali ben allineate, piani prospettici che conducono lo sguardo verso il pezzo forte (la lampada, il tavolino, il divano).
Ovviamente l’illuminazione deve essere ben proporzionata, per ottenere una buona grande padronanza nel bilanciare la luce ambiente (tende scure, atmosfere d’ombra) con i punti luce diretti, in modo da enfatizzare i dettagli materici senza “bruciare” le superfici luminose, insomma immergersi nell’atmosfera, con la giusta sensibilità, e percezione dell’ambiente per realizzare ottime fotografie.

Ora vorrei parlarvi della mia esperienza nel fuorisalone in una giornata bella primaverile, mi sono concentrato sulla zona di Lima Porta Venezia Corso Buenos Aires a Milano. Oltre a queste installazioni “pillars”, le piazze, i cortili e i bastioni del quartiere ospitano poster-art, sculture e performance che trasformano Porta Venezia in un vero e proprio “museo a cielo aperto”. Tra i protagonisti, sullo sfondo di palazzi Liberty e giardini storici, emergono progetti che uniscono design, arte e innovazione, rendendo il distretto uno dei più eclettici e inclusivi della Milano Design.

Qui ho avuto il piacere di incontrare l’artista, parlare dell’artista, stilista Mark Farhat Giusti, che mi accoglie nel suo spazio Milanese mostrandomi le sue creazioni artistiche, il suo creator brand, nasce in Libano, ma ha modo di viaggiare per il mondo per i suoi studi ed i suoi lavori, in particolare verso Londra, luogo poi dove avrà inizio la storia del brand MARK / GIUSTI.m

La passione per il viaggio arriva anche dal padre, collezionista di antiquariato, il quale gli trasmette anche la passione per l'arte, che avrà una forte influenza proprio all'interno del brand, le quali collezioni prenderanno forma anche grazie allo studio ed alla ricerca attorno alla forma artistica del mosaico.


 

La visione di Mark porta la sua creazione verso una linea ben definita di valori, per lui imprescindibili, che vogliono portare il consumatore ad avvicinarsi ad una storia ricca di passione.

Questi valori trovano i fondamenti in Arte e design, come anticipato, che fanno da colonna portante nell'ispirazione delle collezioni.

Insieme a questi, altri due valori diventano centrali, artigianalità e sostenibilità.

Mark è infatti un attivo promotore della conservazione del "fatto a mano" e del "made in italy", oltre che promotore della sostenibilità, resa grazie all'utilizzo di materie prime naturali e di altissima qualità, limitando al minimo lavorazioni non sostenibili e spreco di materiali, tema delicatissimo nel settore moda.

Ad oggi il brand è uno dei pochi che ha tutta la sua filiera produttiva in Italia, dalla ricerca dei materiali alla realizzazione stessa, ed è uno dei pochissimi a produrre addirittura nel proprio laboratorio nel centro di Milano, grazie alla sapienti mani di Mark e del suo artigiano.

Durante questa edizione del salone, la prima da quando il brand si è trasferito in Italia nel 2020, per rimanere più vicina a tutta la produzione e per curare al meglio gli aspetti logistici, ha visto il negozio, aperto in Dicembre in Porta Venezia, luogo di presentazione delle collezioni, di condivisione con diversi artisti emergenti legati al mondo del design e di promozione dei centralissimi valori del brand. Dal pavimento mosaicato, all'arredamento creato anche con materiali di recupero, un vero artista attento ai gusti ed i cambiamenti continui nel settore della moda.

Per ogni altra informazione è disponibile sul sito: Luxury Handcrafted Italian Bags & Accessories | MARK / GIUSTIU


 

Un ringraziamento particolare all’ufficio stampa del Salone del Mobile di Milano, all’organizzazione, un arivederci alla prossima edizione.

La redazione. Www.ourtime.it 


 


 


 


 


 


 



 


 



 



 



 



 



 



 



 

                                                                           "  LA MIA GRANDE, BELLA FAMIGLIA AMERICANA"

                                         

Questo racconto va ben oltre la storia mia personale perché comprende da vicino gli Stati Uniti, in modo particolare Chicago.
Nel 1901 mio nonno, del quale io ho lo stesso nome e cognome, nato nel 1887 a Pontecagnano, provincia di Salerno, emigra negli Stati Uniti, da ragazzino di 14 anni; con lui ci sono i due fratelli, zio Gabriele e zia Tommasina Malangone, la più piccola di età; dopo un lungo viaggio in nave e dopo la quarantena obbligatoria, per quello che posso sapere, i tre fratelli passeranno qualche settimana a New York, dopo di che la loro destinazione sarà Chicago, dove si stabiliscono per vivere e lavorare.
Mio nonno rimarrà a Chicago per oltre 30 anni, lavorando duramente nell'industria dell'acciaio e conquistandosi una buona posizione sociale ed economica.
Un trentennio è lungo, lo sviluppo economico e sociale corre veloce, in modo particolare in America; mio nonno impara bene l’inglese, si integra molto bene, fa dei progetti, che io sappia ha anche fatto parte come volontario dell’esercito americano, come soldato scelto.
Insomma, come si può intuire, è ben determinato a vivere il resto della sua vita a Chicago, ma poi accade un imprevisto strano del destino: la zia Tommasina, la sorella minore, si ammala e, non fidandosi dei medici del luogo, chiede a tutti i costi di essere accompagnata per tornare in Italia per un periodo ed essere visitata da medici italiani; questo compito tocca appunto a mio nonno, che parte a malincuore, pensando però di rientrare presto nella sua amata Chicago; ha quasi 43 anni.
Le cose si complicano, la salute della zia si aggrava e la situazione politica degli anni 30 in Italia è ben diversa da quella americana, ma questa è un'altra storia.
In breve, nonno Gaetano, in Italia, conosce quella che sarà la sua futura moglie: si chiama Vincenzina Coraggio, anche lei della zona di Pontecagnano. Si sposano, ma subito dopo le nozze la mia nonna dice che non vuole assolutamente lasciare l’Italia e non vuol sentire parlare di andare in America; mio nonno è costretto a lasciare tutto quello che possiede a Chicago: non può affrontare un altro viaggio così lungo (il volo aereo era impensabile, troppo costoso lussuoso) così perderà la casa, il lavoro e dei buoni risparmi, ma per amore della moglie lo farà. Nascono in seguito 5 figli, 2 maschi, mio padre Antonio e mio zio Vincenzo, e tre femmine, Gilda, Alba e Rosina.
, con il fascismo, e mio nonno dovrà affrontare duri sacrifici economici in quel periodo storico, si salverà un pochino economicamente con la sua famiglia grazie alla sua ottima conoscenza dell’inglese perché, con lo sbarco degli alleati americani a Salerno, lui parlando farà da interprete ai soldati americani, dando anche loro ospitalità logistica nel terreno di proprietà vicino al mare, lungo la strada che porta a Battipaglia–Palinuro; è una bella opportunità.
Come si sa, la guerra finisce, ma il periodo duro rimane, in breve lui e la sua famiglia, per avere un po’di ristoro economico, dovranno attendere l’erogazione del pagamento della pensione americana, che ha un elevato valore rispetto al rapporto dollaro–lira in quel tempo.
Ora arrivo al nocciolo della storia; era il 1980, avevo 14 anni, ero con la mia famiglia in vacanza a Salerno, spesso si passavano le vacanze estive in quelle zone andando al mare e visitando i luoghi turistici, la costiera amalfitana, Pompei, Capri, Palinuro e molto ancora.
Eravamo a tavola, una bella tavola imbandita con i prodotti tipici Campani, formaggi, salumi, dolci, la pastiera napoletana, ecc. Ad un certo punto mia nonna Vincenzina comincia a parlare del nonno, che era ormai scomparso nel lontano 1958, racconta di come era gentile, elegante nei modi, del suo essere italiano ma anche americano, e tante belle storie legate alla sua vita, al lavoro, su come si era dovuto integrare, e racconta anche dell’atteggiamento ostile di razzismo che vi era all’epoca anche nei confronti degli italiani; insomma a tutt’oggi nella mia mente è scolpita ancora l’immagine ed i ricordi di quel giorno nel quale qualcosa è scattato in me e ho detto a me stesso che avrei cercato tutte le tracce della sua vita passata in America; quello stesso giorno ho detto “Ma nonna, allora in America ci saranno dei nostri parenti, cugini, nipoti: dobbiamo assolutamente cercarli”, consapevole che a Chicago era rimasto il fratello Gabriele, poi scomparso in seguito, ma sicuramente con dei figli eredi.
Come dicevo, in quel momento avevo circa 14 anni, troppo piccolo per poter fare delle ricerche approfondite, ma dopo breve tempo, per caso, oppure per un segno tangibile del destino, grazie ad un amico, conobbi a Torino un professore di inglese, americano di origine, nato e cresciuto a Chicago; comincio così a studiare con lui l’inglese, con un metodo molto avanzato per quell’epoca (parliamo del 1981), e nasce una vera amicizia che dura tutt’oggi.
Si chiama John Verville, è una persona molto intelligente, istruita, ama viaggiare, ama la musica, e grazie a lui ed ai suoi insegnamenti, con il suo aiuto e la sua esperienza, ho scoperto l’importanza di cercare i nostri parenti nel mondo, perché secondo lui ci sono e non siamo soli; John infatti aveva già messo in pratica tutto questo, ricostruendo la sua parentela e le origini del suo cognome, trovando cugini di primo e secondo grado, in Francia, Svezia, Germania; lui ovviamente, disponendo di mezzi economici, riuscirà a contattarli ed andare a trovarli di persona.
Questi racconti mi affascinano e mi prendono il cuore e l’anima, e cresco più maturo per la mia età, pensando non solo da adolescente di 15 anni ma anche con la consapevolezza che c’è un mondo tutto da scoprire e quando sarò adulto lo scoprirò.
Per una serie di circostanze della vita, inevitabili, il mio interesse ed entusiasmo si fermano per un periodo medio-lungo, arriverà il servizio militare a 20 anni, poi il mio primo impiego in una azienda di Torino e poi la svolta decisiva di andare a lavorare sulle navi da crociera Costa, come fotografo di bordo; insomma, per abbreviare, con l’aiuto di internet, dal 2002 comincio seriamente a cercare indizi e tracce dei miei cugini americani negli USA; dopo inutili tentativi e fallimenti, finalmente nel 2007, anche grazie al grande aiuto dei Mormoni di Milano, della “Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi giorni” (come saprà, i Mormoni hanno il più grande archivio al mondo www.familysearch.com con lo scopo di archiviare i nomi dei defunti), sono riuscito a trovare il nome dell’ultimo defunto Malangone, Rolando detto Jerry, deceduto nel 2007; a quel punto, è stato facile trovare l’indirizzo ed il telefono di suo figlio, Curt Malangone, che vive a Valparaiso, Indiana, Stati Uniti.
Le racconto in breve: un pomeriggio d’estate, alle 14 circa, decido di telefonare a mio cugino Curt in Indiana, lì sono le 7 del mattino, ricordo ancora che con grande emozione e con un inglese un pochino affrettato dico: Parlo con la famiglia Malangone, Sig .Curt? lui mi risponde chi sei? dico sono molto serio, chiamo dall’Italia, mi chiamo Gaetano, sono tuo cugino nipote di G. Malangone, fratello di tuo nonno Gabriele… per qualche secondo non sento la sua voce, poi sento come un urlo di emozione, urlando chiama la moglie Barbara, dice: Come here soon, mi dice stavo per cadere a terra, ora sono seduto ti ascolto; la conversazione dura qualche minuto, ci scambiamo gli indirizzi email e numeri dei cellulari; da quel momento in poi seguiranno numerose lettere e telefonate per conoscerci meglio.
Comincio a pianificare il mio viaggio, a risparmiare i soldi che serviranno per poter andare negli Stati Uniti; grazie al contributo di mio padre Antonio, orgoglioso di questa mia iniziativa per aver ritrovato le origini d’oltre oceano della nostra famiglia e grazie all’aiuto del mio amico John a Torino, che mi mette in contatto con il prezioso amico Dan che vive a Chicago da molti anni, nell’estate del 2010 riesco a realizzare il mio sogno americano: a giugno. con un volo Alitalia da Malpensa sono arrivato all’aeroporto O’HARE di Chicago, ad aspettarmi l’amico Dan che mi ha dato ospitalità, aiutandomi a visitare la bellissima città, godendo delle attrazioni turistiche e culturali, musei, cucina tipica e tanto ancora.
Qualche giorno per riposarmi ed abituarmi al jet lag e sono pronto ad andare alla festa organizzata in mio onore dalla grande famiglia americana Malangone, composta da Curt, Dawn, Lidia, Mark, Nancy, oltre a loro e i rispettivi familiari ci sono alla festa più di 70 invitati, tutti arrivati per conoscere l’uomo italiano arrivato da lontano, ma anche per conoscere meglio se stessi e le loro origini italiche; io cerco di fare del mio meglio con l’inglese che ho studiato e mi trovo a mio agio nel parlarlo, ma mi accorgo che non c’è bisogno da parte nostra di troppe parole, ci sono gli abbracci, emozioni baci di gioia, sguardi increduli, lacrime di gioia insomma una energia di amore ed il tutto accompagnato da musica, vino, birra e cibi tipici Americani, alcuni dei quali molto buoni e ben preparati dalla moglie di Curt, Barbara padrona di casa dove si è svolto il party.
Dopo un breve racconto su come ho svolto la mia ricerca e come sono riuscito a trovare la mia famiglia americana, la festa prosegue fino a tarda notte; al mattino dopo ci ritroviamo ancora storditi dal troppo cibo, e vino, ma ancora increduli per questo dono che la vita ci ha fatto, Barbara esclama sia in inglese che spagnolo, per meglio intenderci, “è stato un regalo di Dio”: sì, è così, la riflessione è esatta, e poi se mio nonno Gaetano non fosse rientrato in Italia tutto questo non sarebbe mai potuto accadere; va fatta una profonda riflessione su questo e su quanto la vita sia alle volte più generosa ed imprevista di quanto possiamo credere.
Le mie vacanze estive Americane proseguono a Chicago, con le visite in tanti luoghi che, pur non avendoli mai visti, mi sono davvero molto intimi e familiari, come se li avessi vissuti in prima persona.
Cerco comunque di svolgere il mio lavoro, esco al mattino dopo una sostanziosa colazione all’ americana, e poi comincio la giornata fotografando i tantissimi grattacieli, le strade della città, i musei, la gente, il lago e tanto ancora.
Ho la fortuna di essere presente e partecipare alla festa Nazionale del 4 luglio, è una grande emozione stare lì, farne parte, festeggiare con amici e cugini americani; mi portano a visitare il grande Indiana Dunes National Park, dove trascorriamo una splendida giornata estiva sulle spiagge del lago Michigan, con Curt e la sua famiglia e tanti bei cugini che non sapevo di avere.
Rimane con me la grande gioia e stupore, e la consapevolezza che la vita è davvero tutta sempre da scoprire, quando hai un sogno dentro sei consapevole che è reale lo puoi realizzare, l’emozione di aver trovato le origini della mia famiglia in un'altra latitudine della terra.
Il 6 luglio con un volo della KLM, da Chicago ad Amsterdam, rientro poi su Milano in Italia.
Ad oggi sono sempre in contatto con la mia famiglia americana; ho dovuto rinunciare al viaggio del 2020 negli USA a causa del Covid 19, ma ci siamo fatti la promessa che ci rivedremo appena possibile, ritrovandoci insieme con tutti i miei cugini.
Ancora un ringraziamento di cuore al mio amico John Verville di Chicago e al mio amico Dan Saymour per la loro preziosa amicizia ed ospitalità; un ringraziamento a mio padre Antonio e la mia famiglia, che mi hanno aiutato a realizzare il mio viaggio negli USA, alla mia compagna Margherita per esserci, ancora grazie ai miei Americani  tutti con affetto,ed infine   ringrazio mia nipote Rebecca per la traduzione in Inglese.
Grazie di cuore Gaetano.
                                         
                                                 
"An Italian American Legacy: a family story"

My name is Gaetano Malangone and I am 54 years old. I have spent my entire life in Turin, Italy, where I work as a photographer-journalist. In this letter I wish to narrate an Italian-American story that I think will be of great interest to our Italian compatriots living in the United States (US).
To begin, my Grandfather (my nonno) from whom I inherited name and surname is born in 1887 in Pontecagnano, in the province of Salerno. In 1901, only 14 years old at the time, my grandfather migrates to the US. He isn't alone for his two siblings, uncle Gabriele and the youngest of the family auntie, Tommasina Malangone, travel with him. After a long journey at sea, and a compulsory quarantine on board, the brothers and sister spend a couple of weeks only in New York where they had landed. Thereafter, the destination is Chicago, where they eventually settle to live and work. My grandfather will live here for more than 30 years, working hard in the steel industry and achieving a good socio-economic status.
Three decades is a long period of time, socio-economic development runs fast particularly in the US, and so does his life. My grandfather learns English, becomes well integrated, begins to draft future plans, and volunteers to be a soldier in the U.S. Army. Clearly, he is determined to live the rest of his life in Chicago until the unexpected event: auntie Tommasina falls ill. Not trusting the local doctors, the young sister asks to be brought back to Italy to be visited by Italian doctors. That's when my grandfather, who had turned 43 years old, leaves Chicago, reluctantly, hoping to come back soon. However things get complicated and auntie's health worsens. Moreover, the political situation in Italy in the 1930s is very different from that of the American, but this is a whole different story.
Once back in Italy, nonno Gaetano meets his life companion: Vincenzina Coraggio, also from Pontecagnano area, and will marry. Vincenzina, my nonna, is determined to live in Italy with her family and does not want to hear my grandfather speak of going back to the US. Thus, he is forced to leave everything he owns in Chicago. Plus, he cannot face such a long journey alone (taking a plane was unthinkable, too expensive). In this way, nonno will loose his home, his job and his good savings but, for the love towards his wife, he does it. From their marriage, five children are born: two boys, my father Antonio and my uncle Vincenzo, and three girls, Gilda, Alba and Rosina.
Life runs its course, the World breaks into the Second War, the fascists arrive, and, in this historic period, my nonno takes great economic sacrifices. Him and his family survive thanks to his excellent knowledge of the English language. As a matter of fact, as the US allies land in Salerno, my grandfather catches a great opportunity. He begins to work as an interpreter with the American soldiers and helps in the logistic hospitality of the soldiers on Italian soil, along the way that brings to Battipaglia–Palinuro. When The War ends a difficult time persists and, in short, Gaetano and his family, will have to attend the payment of the American pension - of high value compared to the Italian lira of the time.
Now, I get to the core of my story. It was the year 1980; I was 14 years old and was with my family on holiday in Salerno. Frequently, we'd spend summer holidays in the seaside and visiting touristic locations such as the Amalfi coast, Pompei, Capri and Palinuro. I remember we are having lunch, around a banquet of typical local foods from Campania: cheeses, cured meats, desserts and the pastiera napoletana. Nonna Vincenzina starts speaking about nonno Gaetano, who had passed away back in 1958. She describes him as a kind and elegant man, of him being both an Italian and American individual. She narrates some of his life stories, about his work, on how he had to integrate in a new society, and describes the hostile, racist attitude that was present at that time towards Italians. Importantly, during this talk, I recall realizing how from that very moment onwards I will have done anything in my power to trace all his past life in the States. That same day I shouted "but nonna, so does this mean that in the US we have relatives, cousins! We have to find them!", however aware that Uncle Gabriele, my grandfather's brother, had passed away ... but for sure had had daughters or sons, who may still be there!
As mentioned previously, at that time I was only 14 years old, too little to start an in-depth research on my family, but, after a short period of time, or maybe for an inevitable destiny ,  I meet in Turin an English professor, born and raised in Chicago. It was 1981, and I begin studying English with him and a solid friendship is born, and lasts to this day. My professor's name is John Verville, he is very intelligent, well educated, loves to travel and music too, and thanks to his teachings, help and experience, I learnt the importance of looking for family members around the World. According to him, we are not alone in this World. John too had began a research of his own family, tracing his family tree, starting from the origin of his surname, thus finding first and second degree cousins, in France, Switzerland, Germany. John had used up all his saving to fly over and meet them all! These stories fascinate me and get hold of my heart and soul, and I find myself growing, more mature than my peers, as a teenager who is conscious of a World out there to be discovered. I was sure, that once I had gotten older, I'd uncover it all.
For a series of inevitable life circumstances, my interest and enthusiasm that I had has as a kid stop for a while. Years pass and I get into military service at 20 years old, and I then get my first job in a business in Turin. Then, a decisive turning point, I decide to go work on cruise ship, signed Costa, as an on-board photographer. In this year, 2002, I seriously begin looking for traces that could lead me to my American cousins. After several attempts and failures to reach out to them, finally in 2007, thanks to the massive help from the Mormon in Milan from the "Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimgiorni" (as you may know the Mormon have the biggest archive in the world www.familysearch.com that helps people find family members). I was able to find the last Malangone, Rolando also known as Jerry, who had died that year. At this point it was simple to trace his son's telephone number and address: Curt Malangone, Valparaiso - Indiana, United States.
In brief, one summer afternoon, at 2pm, I decide to call Curt - it is 7am in Indiana. I reminisce on the emotion felt as I waited one the phone. As he picks up I say, stumbling on my own words, "am I speaking with the Malangone Family? Curt?" He answers "Who are you?". I reply saying, very seriously, that I am calling from Italy, my name is Gaetano, and I'm a cousin of his, nephew of Gaetano Malangone, brother of his grandfather Gabriele. For a few seconds I don't hear his voice, then I hear him scream to his wife Barbara, he picks up again and yells "come here soon, please! I was about to fall to the ground by the emotion! I am sat now, please, go ahead". We spoke for a couple of minutes and we exchange emails and telephone numbers. From this moment onwards many emails follow and we get to know each other better.
I couldn't but begin to plan my journey to Chicago and I start saving money that I will use in the US. A special thanks to my father Antonio whom, very proud of my initiative, gives a contribution, and my friend John too, in Turin, whom had put me in touch with the precious friend Dan who lives in Chicago. Finally, in the summer of 2010, I manage to realise my American dream. In June, with an Alitalia flight from Milano-Malpensa I arrive at the airport O'HARE in Chicago. Waiting for me is Dan who hosts me, and shows me around the beautiful city, as we enjoy the mainstream tourist and cultural attractions, museums, eat the typical cuisine and much more. After some rest and a brief time to get used to the get lag, I am ready to go to the party organised in my honour from the large American Malangone family.
Curt, Dawn, Lidia, Mark, Nancy and many more family members join the party ... there are more than 70 people! All are here to meet me: the Italian man, who came such a long way, and eager to learn more about themselves and their Italian origins. I try my best with my English that I have studied and find myself at ease with it, but I quickly realise that there is no need to speak that much. There are so many hugs, emotions and kisses, incredulous looks, tears of joy and just a strong loving energy around, all accompanied by music, wine and beers. Plus, the great local food prepared by Curt's wife Barbara, lady of the house where the party took place.
After a brief narrative of how I carried out the research and how I managed to find my American family, the party continues until late that night. The next morning we find ourselves a little stunned by the too much food and wine, still incredulous for the amazing gift that this life had just given us. Barbara exclaims, "it's a gift from God!" and this is exactly the best way to put it. If my grandfather Gaetano hadn't returned to Italy, all of this could have never happened. A profound reflection must be made on all of this and on how life can at times be so unpredictable and generous.
My summer holiday continues in Chicago. I visit loads of places that, even though I had never seen, feel like home and are familiar to me, as if I had already lived them in first person. Here, I still work. I leave early every morning, after a hearty American breakfast, and I take shots of the many skyscrapers, city streets, museums, people, lake and so much more. I am extremely lucky and manage to participate in the National Party on the 4th of July. It is such an emotion to take part in it and celebrate with my American friends and cousins this day. Excitingly, they take me to visit the Indiana Dunes National Park, where we spend an amazing chilled day on the beach of Lake Michigan with Curt and his family and many more cousins that I didn't know I had.
To this day, this feeling of joy and wonder stays with me, in my heart, together with an awareness that our lives are all yet to be discovered. This experience teaches me how if you have a dream and you are conscious that it is real, it is by definition achievable.
On the 6th of July, with a KLM flight from Chicago to Amsterdam, and then to Milan, I flew back. Up to present, I am still in touch with my American family. Unfortunately, I had to give up my trip in 2020 due to Covid-19, but we promised that we would see each other again as soon as possible, eager to find ourselves all together again.
I tried to synthesis my story, and that of many people at the same time. I hope that this narrative can provide a reflection to many that, like me, have a family around the World. Further.
A special thanks to my cousin Kurt, and family ,  as well as to Dawn, Karen, Mark  and Linda Malangoni, to their sons and daughtes, nieces and nephews... to this big and loving American family! A particular recognition to my buddies John Verville and Dan Saymour for the precious friendship and hospitality; to my father Antonio and Italian family that helped me accomplish my American dream; to my partner Margherita for always being there. And, a big thanks to my niece Rebecca for the translation. 

In short, I love you all.
Gaetano.

 

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The Malangoni brothers.

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American family Malangoni : Mark, Karen,Linda,Dawn, Kurt

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Nonno: Gaetano Malangone

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Roland Gerome Malangoni

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Mio Nonno Gaetano,con mio padre Antonio

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Ricordo di famiglia Americana

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La mia famiglia negli USA.

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Mio Padre Antonio Malangone

“     “Un racconto incontro con i nostri amici delfini “

Ore 9,00 del mattino, arrivo al porto di Savona, mi imbarco sulla Motonave Delfino, lunga 17 metri, di circa 20 tonnellate, della società BMC SEA, specializzata nell’avvistamento dei Cetacei e Delfini; sono accolto calorosamente dal suo comandante Ettore, e dagli ufficiali, che nonostante la giovane età sono molto esperti nella navigazione di questo settore.

Quindi si parte per andare al largo di Savona, dove il mare è tranquillo e l’aria profuma di salsedine; siamo un gruppo di circa 20 persone, tutte piene di entusiasmo per incontrare da vicino questi affascinanti e misteriosi mammiferi amici da sempre dell’uomo.

La traversata dura circa 4 ore andata e ritorno, siamo tutti consapevoli e speranzosi di vedere queste specie da vicino, sentire il loro fischio ed immergerci nel contatto con la natura, nel blu profondo del mare. Il viaggio procede molto bene, il mare è calmo, il sole riscalda l’atmosfera, tutto sembra andare per il verso giusto. Dopo circa 2 ore di traversata ancora non si avvista nulla, ma io nel mio cuore so che avrò l’onore di incontrare questi splendidi animali da sempre amati dall’uomo, dotati di un’intelligenza particolare e molto giocherelloni.

Chiedo dunque al comandante Ettore cosa ne pensa: riusciremo a vederli? Mi risponde che ci sono ottime possibilità non solo di avvistarli ma che, dopo che i delfini si sentiranno al sicuro, quindi osservando il nostro comportamento e vedendo che non vi è alcuna minaccia per loro ed i loro piccoli, si manifesteranno a noi; ed ecco infatti che un gruppo di delfini della specie Stenelle Striate - si chiamano così perché hanno delle strisce bianche-grigie sul dorso, pesano circa 150 kg per una lunghezza di oltre 2 metri - si avvicinano alla barca giocando, fischiando e nuotando tra il blu delle onde del mare, in queste acque cristalline.

E’ un emozione ed un regalo davvero impagabile: io, l’equipaggio e tutti i turisti siamo letteralmente presi dall’entusiasmo di questo momento, cerchiamo in tutti i modi di fermare quei momenti in un’istantanea fotografica, con video, ma nulla è così importante come davvero essere lì in quel momento in loro compagnia, sono attimi eterni per la gratitudine di averli incontrati, e va sottolineato che non è affatto dato per scontato il fatto di vederli poiché i Delfini sono mammiferi-animali, quindi una società organizzata, che per vivere devono cacciare per sé e per i loro piccoli mammiferi. Il comandante mi fa notare che, per le regole dell’avvistamento in mare, le barche non possono sostare in loro compagnia oltre i 10 minuti: questo per non urtare la sensibilità di questi mammiferi e consentire loro una giusta convivenza con l’uomo. L'importanza della loro conservazione è fondamentale: in queste acque protette, i cetacei trovano tutto quello di cui hanno bisogno per la loro sopravvivenza, cibo, correnti favorevoli; inoltre, vi è un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco con l’obiettivo di tutelare balene, delfini e le loro rotte migratorie.

Il nostro viaggio, dunque, si conclude con un immenso dono da parte di questi animali marini, un patrimonio da rispettare e proteggere, che è anche una grande risorsa culturale e turistica.

Queste gite in barca organizzate per il “Whale matching” sono progetti molto importanti ed educativi che permettono ai visitatori di passare del tempo in mare aperto in ottima compagnia, e per gli appassionati di fotografia, cercare degli spunti fotografici per portare a casa un grande ricordo.

Un ringraziamento particolare per la gentilezza e l’ospitalità del Comandante Ettore e dei suoi ufficiali, Emiliano ed Alessandro, Per ogni informazione si può consultare il sito della società www.bmcseatours.com .

Un avviso ai nostri cari lettori, visitate la Bella Savona tutta da scoprire: dai piatti tipici liguri, alla farinata, i vini locali il famoso Chinotto, e poi ancora non perdetevi la visita alla Fortezza del Priamar: una grande fortezza cinquecentesca con vista panoramica sul mare con un museo archeologico all’interno, il Complesso Museale della Cattedrale: include la Cappella Sistina e preziose opere sacre.

Il vecchio porto con la sua Torre Leon Pancaldo (“La Torretta”): simbolo di Savona, si trova all’ingresso del porto. Il Centro storico, insomma immergetevi in questa splendida città ricca di sorprese, e tradizione

Per ogni informazione dettagliata visitate il sito ufficiale del comune di Savona.

Un arrivederci alla prossima navigazione.

Gaetano Malangone. 



 



 

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Testo e immagini a cura della redazione www.ourtime.it

EICMA ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DELLE DUE RUOTE

MILANO 2025…

EICMA 2025: UN’EDIZIONE DA RECORD, TRA PASSIONE, BUSINESS, NUOVI CONTENUTI, MA ANCHE MODA E TRADIZIONE .

 

 

Chiude con più di 600.000 presenze l’82ª Esposizione internazionale delle due ruote. Crescono operatori internazionali, pubblico, media, Paesi rappresentati e iniziative speciali: MotoLive festeggia vent’anni con le gare delle leggende del motorsport, successo anche per la mostra “Desert Queens” e l’area Y.U.M. dedicata alla mobilità urbana

 

 

 

Milano, 10 novembre 2025 – Cala il sipario sull’82ª edizione di EICMA – Esposizione internazionale delle due ruote, e anche quest’anno il bilancio è da record. In sei giorni, più di 600.000 presenze complessive tra pubblico, professionisti, operatori del settore e media hanno decretato il successo di un’edizione che ha saputo unire spettacolo, opportunità di business e passione, confermandosi punto di riferimento mondiale per l’industria, i motociclisti e la cultura della moto.

 

Con oltre 730 espositori provenienti da 50 Paesi e più di 2.000 marchi rappresentati, EICMA 2025 consolida la crescita registrata negli ultimi anni e ribadisce la propria dimensione internazionale. La prova di forza dell’evento espositivo sta nei numeri: dall’edizione post-Covid del 2021 a oggi sono infatti letteralmente raddoppiati visitatori, espositori e superficie occupata. 

 

Significativo anche il dato 2025 relativo agli operatori B2B: sono stati più di 43.000 i professionisti, provenienti da 167 nazioni, profilati e accreditati con standard di maggior qualità rispetto al passato, che hanno animato i padiglioni nei giorni riservati al settore, generando nuove opportunità di networking e di business. Particolarmente rilevante in questo ambito l’aumento degli operatori esteri, che segnano un solido +28% sul 2024. Sul fronte della comunicazione, si registra un ulteriore incremento della presenza di giornalisti, media, tecnici e content creator, che superano quota 8.200 con una provenienza da 67 Paesi.

 

Tra i contenuti di maggiore richiamo di questa edizione, il ventesimo anniversario di MotoLive, l’arena outdoor di oltre 60.000 metri quadrati, la più estesa di sempre, che ha fatto vibrare la platea con gare, show acrobatici, trial, competizioni con le bicilindriche adventure e la straordinaria Champions Charity Race in diretta televisiva, che ha riunito dodici leggende del motorsport per una causa solidale. 

 

Ad arricchire l’offerta espositiva anche la mostra “Desert Queens”, realizzata in collaborazione con ASO – Amaury Sport Organisation: un tributo alla storia e al mito della Dakar, con 31 moto originali esposte per la prima volta in Italia, e incontri quotidiani con i protagonisti del rally più celebre del mondo, che ha fatto registrare più di 42.000 visite

 

Grande successo anche per l’area Y.U.M. – Your Urban Mobility, dove migliaia di visitatori hanno potuto provare gratuitamente oltre 40 veicoli tra scooter, ciclomotori e quadricicli elettrici ed endotermici. Un’area di 4.000 mq che ha confermato la capacità di EICMA di interpretare le nuove tendenze della mobilità urbana.

 

L’edizione 2025 ha parlato il linguaggio delle emozioni con il suo claim “That’s Amore”, un inno alla passione che unisce costruttori, piloti e pubblico. Dalla Tattoo Station, dove sono stati applicati più di 80.000 tatuaggi temporanei, al palco centrale di MotoLive, fino ai contenuti esperienziali diffusi in tutti i padiglioni, passando dall’Adventuring Area e da quella dedicata alle Star Up e alla sicurezza con le Forze dell’Ordine, il tema dell’appartenenza e dell’amore per le due ruote ha attraversato ogni spazio della manifestazione. 

 

Conferma la sua popolarità anche l’Area Gaming, che ha attirato anch’essa migliaia di giovani e meno giovani che hanno giocato sui simulatori. Su una sorprendente superficie di oltre 300 mq, la più grande mai realizzata, i visitatori hanno potuto vivere esperienze di guida immersive grazie a otto simulatori di ultima generazione con moto vere. Le sfide sul circuito di Misano Adriatico hanno regalato adrenalina e spettacolo, arricchiti dalla presenza di VIP, influencer e piloti internazionali.

 

Grande riscontro, infine, per il piano straordinario di mobilità realizzato da EICMA con ATM, Comune di Milano e Trenord. Grazie all’adesione intelligente del pubblico e al loro comportamento, più di 15.000 parcheggi gratuiti in città, collegamenti potenziati e agevolazioni ferroviarie hanno garantito, un’esperienza di visita e un accesso più fluidi, sostenibili e ordinati rispetto al passato, malgrado il grande impatto di EICMA sull’area metropolitana milanese, contribuendo al successo e ai numeri record di questa edizione.

 

«EICMA 2025 segna la piena consacrazione del passaggio da fiera a evento espositivo globale e attrattivo – affermano il presidente di EICMA Pietro Meda e l’AD Paolo Magri –. Abbiamo lavorato molto per accrescere i contenuti, per migliorare l’accesso all’esposizione e l’esperienza di visita. I numeri importanti e la qualità dei contenuti testimoniano come la manifestazione sia ormai un’esperienza che unisce business, innovazione e passione in modo unico. Il merito, con il nostro ringraziamento, va anche agli espositori e ai nostri partener, che hanno creduto e investito in questa evoluzione, contribuendo a rendere EICMA un luogo vivo, capace di raccontare il presente e il futuro del settore delle due ruote».

 

Con una superficie complessiva di oltre 300.000 metri quadrati, un’offerta ricchissima e in costante evoluzione, EICMA 2025 chiude dunque nel segno della partecipazione, dell’innovazione e della passione condivisa. L’appuntamento è già fissato per l’anno prossimo, dal 3 all’8 novembre, quando la manifestazione tornerà a Fiera Milano Rho per scrivere un nuovo capitolo .

Si ringrazia vivamente l'organizzazione evento fiera EICMA per il comunicato stampa e la gentile ospitalità un arrivederci alla prossima edizione.

La redazione di www.ourtime.it 

 

 


 

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Fotografie a cura della redazione www.ourtime.it 

 

PH.G.Malangone

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“I donatori Fidas di Bergamo accolti da

Papa Francesco”

 


   

 Testimonianza di un’esperienza in occasione del 65° anniversario di fondazione della Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue (Fidas), all’udienza con sua Santità Papa Francesco.

Sabato 9 novembre 2024 ore 9:00 del mattino mi trovo con il gruppo di donatori FIDAS di Bergamo. Siamo alle porte del Vaticano, dopo i necessari controlli di sicurezza, entro nella Città del Vaticano nell’aula Paolo VI per l’udienza con il Santo Padre, circa 4000 persone; sono in attesa di vedere comparire sua Santità, dopo una breve attesa il Papa entra nella sala gremita di gente, che lo applaude con grande affetto e gioia. Quello che davvero mi emoziona e mi colpisce è vedere questo grande uomo salutare e ringraziare tutti i presenti per il loro gesto disinteressato ed altruista nel donare il sangue.

Francesco evidenzia la gioia scaturita dal dare “gratuitamente” una “parte importante” di sé stessi che “non guarda al colore della pelle” razza, religione ceto sociale, una gioia nel dare in modo anonimo; quindi, anche chi riceve il sangue non sa chi è il donatore, questo gesto è di grande importanza universale per l’umanità ed abbatte le barriere.

Il santo Padre parla anche del gesto di Gesù di Stendere il braccio,

Nell'atto di stendere il braccio al momento del prelievo, il Papa traccia un parallelo con il gesto “compiuto da Gesù nella Passione, quando volontariamente ha disteso il suo corpo sulla croce”. Un atto “che parla di Dio”, aggiunge Francesco, prendendo in prestito le parole di Giovanni Paolo II in relazione alla “missione evangelizzatrice della Chiesa”, che passa attraverso la carità.

 

Concludendo, posso dire che questa è davvero stata un'esperienza emozionante piena di energia positiva e d’amore. Che fa riflettere di questi tempi sul” dare e avere“. Un ringraziamento particolare al presidente Nazionale della FIDAS Giovanni Musso, ed alla nostra presidente dell’associazione di Bergamo Flaminia Rota.

Grazie di cuore a tutti. La redazione.

 

     G.M.

 

 

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Redazionale a cura di Edizioni www.ourtime.it  

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                                                MOSTRA PELLIZZA DA VOLPEDO

 

 

Si è appena conclusa al GAM di Milano la mostra “I CAPOLAVORI Pellizza da Volpedo”, che ha registrato l’affluenza di 67.000 visitatori in quattro mesi; un'occasione imperdibile per approfondire la conoscenza del grande artista piemontese, universalmente noto per aver realizzato il celebre dipinto Il Quarto Stato, che nel luglio 2022, dopo esser stato esposto per più di un decennio nel Museo del Novecento, è tornato nelle sale della Galleria d'Arte Moderna di Milano. 
A più di un secolo dall’ultima e unica mostra monografica dedicata all’artista piemontese, realizzata nel 1920 alla Galleria Pesaro, questa esposizione, organizzata da METS Percorsi d’Arte in collaborazione con il Comune di Milano, curata da Aurora Scotti e Paola Zatti e articolata nelle cinque sale al pianoterra della Villa Reale riservate alle mostre temporanee di GAM e nella sala del Quarto Stato al primo piano del museo, ripercorre l'intera carriera di Giuseppe Pellizza, dagli esordi fino all'approdo al Divisionismo ed al Simbolismo e propone, attraverso quaranta opere tra dipinti e disegni, una panoramica completa e esaustiva della sua produzione, grazie anche a importanti prestiti da musei nazionali e da collezioni private. 
Nato nel 1868 a Volpedo, piccolo borgo agricolo in provincia di Alessandria, Giuseppe Pellizza manifesta sin da ragazzo una propensione per il disegno che spinge il padre, conoscente del mercante d'arte Alberto Grubicy, a far studiare il figlio all'Accademia di Brera a Milano. La formazione di Pellizza segue un lungo iter: dopo Milano, è a Roma, studente dell'Accademia di San Luca e dell'Accademia di Francia; dopodiché a Firenze, dov'è allievo di un grande protagonista dell'esperienza dei Macchiaioli, Giovanni Fattori; in seguito giunge a Bergamo, dove segue i corsi del ritrattista Cesare Tallone e infine, nel 1890, frequenta per breve tempo l'Accademia Ligustica di Genova. 
Gli anni 1891-1892 sono segnati da eventi cruciali per la carriera e la vita privata del pittore: realizza le prime sperimentazioni divisioniste; partecipa – assieme a Segantini, Previati e Morbelli - alla prima Triennale di Brera del 1891; inizia a lavorare al progetto che, attraverso le redazioni intermedie di Ambasciatori della fame (1892, collezione privata) e Fiumana (1895-1896, Pinacoteca di Brera) porterà alla redazione del Quarto Stato; infine, sposa Teresa Bidone, la cui morte per parto spingerà Pellizza al suicidio nel 1907.
Nella sua breve ma intensa carriera Giuseppe Pellizza praticò l'arte pittorica con assoluta dedizione, traendo ispirazione dal proprio contesto, familiare e contadino, rivolgendo al contempo grande attenzione ai movimenti di protesta che scoppiavano nelle città. Riuscì a tenere assieme la dimensione privata a quella universale proponendo una personale sintesi di Realismo e Simbolismo, di cui il Quarto Stato è perfetta testimonianza.
La mostra di Giuseppe Pellizza da Volpedo alla Galleria d'Arte Moderna di Milano rende onore a un grande maestro della pittura italiana a cavallo tra Otto e Novecento, rivelandone la produzione meno nota e illustrandone l'evoluzione stilistica, dai modi dei Macchiaioli alla tecnica del Divisionismo, che ne ha fatto uno dei precursori della modernità.

Fonte: Milanoguida                            

 

 

Margherita Canzi


                                                                   

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Idillio campestre_ (Il girotondo)_1906 ca_copyright Comune di MIlano_GAM_Foto di Umberto Armiraglio

Il Quarto Stato__1898-1901_olio su tela_Copyright Comune di Milano_tutti i diritti riservati_Milano_Galleria d'Arte Moderna_foto di Luca Carrà

“Il sole”_ 1904_olio su tela_Roma_Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

“Il ponte”_1904_olio su tela_Pinacoteca Divisionismo Tortona_ph.Carlo Baroni_Rovereto

“Membra stanche”_1907_olio su tela_Collezione Francesco Federico Cerruti in collaborazione con il Castello di Rivoli

'Speranze deluse'_1894_olio su tela_Collezione privata_Courtesy Gallerie Maspes_Milano

Il morticino_ o _Fiore reciso_ (1896-1902)_olio su tela,_cm 79,5x107_Parigi,_Musée d’Orsay

“Autoritratto”_ 1897-99_olio su tela © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi

Fotografie-immagini a cura dell'ufficio stampa.

Un ringraziamento particolare dalla redazione di Ourtime.

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Foto G. Malangone

Edizioni Ourtime

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G. Boldini – Berthe legge la dedica su un ventaglio, olio su tela, 1878 circa

 

G. De Nittis – Flirtation, Hyde Park, olio su tela, 1874

G. Boldini – Dopo il bagno, olio su tela, 1888 circa

F. Zandomeneghi - Coppia al caffè, pastello su carta, 1886 circa

G. Boldini – Fanciulla con gatto nero, olio su tela, 1885

A. Campriani – Il ritorno dal mercato, olio su tela, 1877
 

Mostra “I MACCHIAIOLI”

Palazzo Zabarella, Padova, 24 ottobre 2020/30 giugno 2021


Dopo più di un anno che ci ha visti forzatamente esclusi dalla frequentazione di mostre e musei, la mostra dei Macchiaioli a Padova rappresenta una vera rinascita, come del resto il sottotitolo “Capolavori dell’Italia che risorge” ci suggerisce. Un centinaio di opere che costituiscono un vero e proprio nutrimento per l’anima e la mente, una nuova linfa vitale per le emozioni immediate ed intense che suscitano nel loro impatto sul nostro sguardo, ammirato e catturato dalle forme, dai colori, dallo spirito che da esse, immediatamente, scaturiscono.
Già a cavallo tra il 2003 ed il 2004 Palazzo Zabarella aveva ospitato una grande mostra dedicata a questi pittori, la cui potenza espressiva ha in qualche modo rivoluzionato la rappresentazione della realtà del loro tempo, tempo in cui, peraltro, non avevano ottenuto il riconoscimento che loro spettava. La novità della esposizione di questi giorni è il risultato di una ricerca approfondita e scrupolosa che ha consentito di far convergere in un unico insieme opere già molto note ed opere poco note e in taluni casi mai viste, grazie al recupero di molte di esse già appartenute ai loro primi sostenitori ed ai collezionisti loro contemporanei che compresero e sostennero, supportandoli anche economicamente, il grande potere innovativo dei pittori della “macchia”.La mostra è suddivisa infatti in 6 sezioni:

  • “Critici e letterati”, tra i quali un posto di eccellenza spetta senz’altro a Diego Martelli: critico ed intellettuale, che fece conoscere per primo in Italia gli impressionisti francesi, comprese subito il potere innovativo della pittura dei Macchiaioli, che aiutò anche economicamente e che spesso faceva riunire nella sua tenuta di Castiglioncello, località ispiratrice di molte delle loro opere più belle. La collezione di quadri dei Macchiaioli che questo illuminato personaggio aveva raccolto per sé confluì successivamente nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, che ne rese possibile la conservazione unitaria.
    Accanto a lui, tra i primi estimatori e “sponsor” di questi straordinari pittori, lo scienziato Gustavo Uzielli ed il giovane letterato e critico Ugo Ojetti. Esposti in mostra i loro ritratti: splendido quello di Martelli, assorto nella scrittura alla sua scrivania, senza dialogo con l’osservatore, opera di Federico Zandomeneghi; corposo ed ammiccante quello di Uzielli, dipinto da Giovanni Boldini, maestro nel metterci in comunicazione con i personaggi dei suoi dipinti; modernissimo nei colori ed accattivante quello Ojetti, seduto al suo tavolo di lavoro ma proiettato con penetrante sguardo verso chi lo osserva, opera di Oscar Ghiglia.
  • “Amici e mecenati”; sono questi personaggi di alta levatura sociale, tra i quali nobildonne di cultura e famiglie dell’alta borghesia: Fabbroni, i cui visi ammiriamo nei ritratti di Giuseppe e della moglie Elisa, di Silvestro Lega, Benini Morrocchi, con lo splendido volto della moglie Giuditta, ritratta da Antonio Puccinelli, la signorina Titta Elisa Guidacci, lungo volto asimmetrico e malinconico nel ritratto fatto di lei da Lega.
  • “Primi collezionisti”: sono quei personaggi, eterogenei e di moderna intuizione, che per primi fecero proprie le opere dei Macchiaioli, vuoi perché ammirati da quei dipinti, di cui prima degli altri avevano intuito la forza innovativa, vuoi perché interessati all’opportunità di nuovi lungimiranti investimenti vuoi perché, in qualche modo, potevano così affermarsi essi stessi nell’ambito di una società in fase di grande cambiamento.
  • “Pittori amatori”: altre figure di artisti che, frequentando insieme ai Macchiaioli il Caffè Michelangelo a Firenze, loro abituale luogo di ritrovo e di incontro e discussioni, hanno condiviso con loro la sperimentazione dell’en plein air e man mano con loro hanno instaurato forti legami di amicizia al punto di sostenere, attraverso acquisti delle loro opere, gli amici-colleghi che non navigavano in buone acque.
  • “I mercanti”: personaggi affermati nell’ambito della loro attività, acuti osservatori e promotori delle nuove tendenze, come appunto quel nuovo genere di pittura, che contribuiscono alla loro affermazione all’estero, prima ancora che in Italia, e che con intuito acquistano le nuove opere.
  • “La Collezione Angiolini”. Prende il nome dall’imprenditore e mercante d’arte Alvaro Angiolini di Livorno e costituisce un patrimonio insostituibile, che per la prima volta si offre al pubblico così come era nata, con capolavori assoluti di Fattori, Signorini, Cabianca e gli altri.

 

L’impatto emotivo di queste opere su chi le osserva è immediato: la loro pittura si basa sul principio della “macchia”, da cui la definizione di Macchiaioli, inizialmente utilizzata in chiave ironica da parte di certa critica aderente ai moduli accademici correnti e poi fatta propria dal gruppo stesso di questi pittori; l’accostamento di macchie di colore, steso a larghe, consistenti pennellate, definisce le masse di luce e di ombre e la raffigurazione si concretizza proprio grazie al contrasto di macchie chiare e scure, organizzate in moduli spesso sovrapposti, escludendo il chiaroscuro tradizionale e la linea di contorno delle figure, che risulta inesistente o appena percettibile. I soggetti sono accattivanti: scene domestiche, interni, lavoro agricolo nella campagna toscana, buoi nella Maremma, cavalli, marine, soldati, gente comune, colta in momenti di lavoro o di riposo, ed anche figure di nobili o borghesi; lo sguardo è sempre rivolto all’uomo ed alle sue vicissitudini, anche nei campi di battaglia dell’Italia risorgimentale.
Possiamo dire che in questa vasta esposizione, ben organizzata in sale che consentono il distanziamento dei visitatori, sono rappresentati tutti gli aderenti a questa corrente pittorica così innovativa e rivoluzionaria per il suo tempo e così istintivamente fruibile dal moderno osservatore: da quelli universalmente conosciuti, Fattori (21 opere in mostra), Lega (19), Signorini (17), Boldini (4) ai nomi meno noti al grande pubblico, ma non per questo meno coinvolgenti, Borrani, Sernesi, Abbati, Puccinelli, De Tivoli, Cecioni, Cabianca.
Proprio a Vincenzo Cabianca si deve lo splendido “Al sole” (n. 1), manifesto della mostra, nel quale sui tre registri sovrapposti dell’ocra del terreno, del bianco del muretto, dell’azzurro chiaro del cielo, le figure di due donne, intente nella lettura, campeggiano nei loro panneggiati abiti “monumentali” mentre una terza, in disparte, è intenta nella pesca.
La stessa sovrapposizione di fasce di colore, con il giallo del campo, il verdognolo della montagna e l’azzurro del cielo interrotto dal biancore di nuvole sparse, troviamo come sfondo alle tre figure umane, insieme all’animale indispensabile collaboratore nel lavoro, nella “Raccolta del grano sull’Appennino” di Odoardo Borrani (n. 2), del quale il critico d’arte Enrico Somaré ebbe a scrivere “Perfettamente modellato, irrorato di luce alpestre, dorato, mentre l’aria sottile dell’altezza ne ravviva la messe, questo paesaggio sorride” nella sua “Storia dei pittori italiani dell’Ottocento”, pubblicata nel 1928.
A tutti è noto il Giovanni Fattori dei cavalli possenti e focosi; ma una grande pacata armonia respiriamo nel suo “Arno a Bellariva” (n. 3), gioiello autografato dall’artista, che rende con superba maestria il riflesso di alberi e sponde nell’acqua calma del fiume “popolato” solo da due barche affiancate lungo la riva.
Commovente e insieme civettuola ed accattivante l’immagine delle “Bambine che fanno le signore” di Silvestro Lega (n. 4) nel quale, allo sguardo soddisfatto e ammiccante delle piccole madamine, fa riscontro quello di benevola condiscendenza della madre, abbagliante nel suo abito bianco, mentre una giovane “servetta” assiste compiaciuta, in disparte, all’innocente  iniziativa delle due bambine. Uno spaccato di amorosa vita familiare.
Diversi e palesemente riecheggianti tratti di Toulouse Lautrec i “Bambini colti nel sonno” di Telemaco Signorini (n. 5), quasi un’istantanea in cui l’incipiente stiracchiamento della fanciulla in primo piano sembra preludere in modo straordinariamente realistico al risveglio, mentre l’altro è ancora del tutto abbandonato nelle braccia di Morfeo; un magico momento di intimità domestica.
Altri ragazzi, un po’ più grandi, un po’ più trasgressivi ne “L’antica pescaia di Bougival”, capolavoro di Serafino De Tivoli (n. 6), uno dei primi esponenti del movimento pittorico dei Macchiaioli, tanto da ricevere l’appellativo di “papà della macchia”. Il bianco dei loro corpi acerbi quasi richiama il piumaggio delle oche, tranquille e indifferenti al movimento forse un po’ rumoroso dei ragazzi che si tuffano in acqua mentre la placidità del corso d’acqua consente al terzo di destreggiarsi sulla barchetta: la fotografia di un giorno di vacanza.
Accecante il bianco dei muri esterni della casa esposta al sole vista da un interno, che la parziale presenza di un tino ci fa sentire inequivocabilmente in una cantina e in questo ambiente fresco ed in penombra percepiamo il senso di refrigerio, “Dalla cantina di Diego Martelli” di Giuseppe  Abbati (n. 7); sovente, nelle opere dei Macchiaioli, è proprio la “macchia” bianca dell’intonaco di muri, muretti, massicciate a contrastare fortemente con i toni più scuri di altri elementi della composizione ed è proprio in questo che si esplicita la loro tecnica di affidare al contrasto tra colore-luce e colore-ombra il compito di catturare l’osservatore all ’interno dell’ambiente ritratto
Altro tratto, in questo “Alla villa di Poggio Piano” di Silvestro Lega (n. 8) rispetto alle Bambine che fanno le signore, di 16 anni prima. Mancano circa 6 anni alla morte del pittore, ed il graduale deterioramento della vista porta la sua pittura a perdere nitidità ma ad acquisire contrasti di luce e colori in cui si muovono figure appena accennate, poco definite nei contorni, con pennellate più rapide, forse più istintive, evocatrici più uno stato d’animo che di una situazione colta nella sua precisa realtà.
Un’esperienza rinnovatrice e un’emozione indimenticabile il percorso di questa mostra, che riempie di bellezza e dà respiro al’animo , e dopo un lungo periodo così duro per restrizioni e limitazioni, ci permette di aprire mente e cuore ed elevarci verso una visione più ampia, ottimistica e rasserenante del nostro futuro.


M.C.

 


Didascalie delle immagini

 

1.
Vincenzo Cabianca
Al sole, 1866
Olio su tela, cm. 75x90
 

2. 
Odoardo Borrani
Mietitura a San Marcello. La raccolta del grano sull’Appennino, 1861
Olio su tela, cm. 54x126,5
 

3.
Giovanni Fattori
L’Arno a Bellariva, 1875 circa
Olio su tela, cm. 37x101
 

4.
Silvestro Lega
Le bambine che fanno le signore, 1872
Olio su tela, cm. 60x100
 

5.
Telemaco Signorini
Bambini colti nel sonno, 1896
Olio su cartone, cm. 49,5x40
 

6.
Serafino De Tivoli
L’antica pescaia a Bougival, 1877-1878
Olio su tela, cm. 89,5x116
 

7.
Giuseppe Abbati
Dalla cantina di Diego Martelli, 1866 circa
Olio su tavola, cm. 38x29
 

8.
Silvestro Lega
Alla villa di Poggio Piano, 1888-1889
Olio su tavola, cm. 34x60,5

Copertina articolo
Telemaco Signorini
Santa Maria dei Bardi a Firenze, 1870
Olio su tela, cm. 86x66,5

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 "LA RUBRICA DELLA DOTT. MARGHERITA CANZI"

Il nostro “Ourtime” si è rinnovato. Nella sua nuova veste, abbiamo pensato di inserire una rubrica autonoma per parlare di arte, eventi culturali, mostre e di luoghi più o meno noti, magari a noi molto vicini ma poco considerati. Sarà un modo, anche per noi, di indagare il variegato e smisurato patrimonio culturale del nostro paese, ampliandone la conoscenza e arricchendo il nostro personale bagaglio di sapere.

Spesso Ourtime si occupa di eventi e manifestazioni che hanno a che fare con il mondo del “food”, dell’enogastronomia, del cibo; diciamo che questa rubrica cercherà, senza alcuna presunzione, di essere una sorta sì di cibo, ma per la mente e per l’anima. A presto.

 

M.C.

 

 

 


Mostra “Preraffaelliti, amore e desiderio” – Palazzo Reale, Milano, 19 giugno-6 ottobre 2019

 

Interessantissima ed affascinante la mostra “Preraffaelliti, amore e desiderio” che a Palazzo Reale di Milano propone una ottantina di opere provenienti, eccezionalmente, dalla Tate di Londra.
Siamo nella Inghilterra vittoriana, a metà dell’Ottocento: è un periodo che vede, in tutta Europa, affacciarsi rivoluzioni sociali e politiche, moti patriottici e ricerca di alternative alle convenzioni. In questo contesto, è a Londra, la città che si sta modernizzando più velocemente ponendosi all’avanguardia della rivoluzione industriale, che un eterogeneo gruppo di 7 giovani, tutti, tranne uno, studenti delle Royal Academy Schools, costituisce nel 1848 la “Confraternita dei Preraffaelliti”, proprio con l’intento di opporsi agli affermati dettami convenzionali ed accademici della stessa Royal Academy. Inizialmente sono solo 3, Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt e John Everett Millais, ai quali se ne aggiungono ben presto altri quattro, anch’essi mossi dal medesimo spirito “rivoluzionario” che vuole affermare un nuovo realismo, nuove tematiche, nuovi valori. Il numero degli aderenti agli ideali della Confraternita successivamente si amplia, tanto che in mostra a Milano gli autori sono, in tutto, ben diciotto, per ciascuno dei quali è disponibile una sintetica ma esauriente biografia nella prima sala della mostra.


Nel nome che si scelgono c’è già il loro “manifesto programmatico”: la confraternita richiama sia le corporazioni medievali sia i moderni movimenti operai che ad esse si ispirano, con una connotazione quasi di società segreta, tanto che ai primordi affermano la loro appartenenza al gruppo solo con la enigmatica sigla PRB (Pre-Raphaelite Brotherhood) a firma dei loro quadri, svelata successivamente nel suo significato; il termine “preraffaelliti” afferma in modo esplicito il loro rivoluzionario atteggiamento antagonista nei confronti di quella pittura tesa solo al bello formale e distante dalla verità, di cui individuano il primo grande esponente in Raffaello, considerandolo il primo artefice dell’accademismo.
Le loro tematiche, apparentemente in contrasto con il loro spirito di rinnovamento, attingono dalla letteratura, con grande predilezione per quella italiana, dagli antichi miti, dalla Bibbia, dai cicli cavallereschi, traducendo in espressioni pittoriche del tutto nuove personaggi e storie tradizionali e creando così quel loro tratto caratteristico ed unico che qualcuno ha definito “medievale modernità”. Incontriamo ad esempio Dante, con i suoi Paolo e Francesca e la sua Beatrice, Claudio e Isabella e l’Ofelia di Shakespeare, Gesù fanciullo e Gesù adulto, cavalieri nelle loro armature, santi, regine e principesse. I modelli che posano per loro sono amici, parenti, conoscenti, e vanno a comporre strutture pittoriche che richiamano i nostri grandi, come Veronese, Botticelli, Antonello da Messina, Canaletto, Mantegna. Ma al tempo stesso molto presenti sono i temi a loro contemporanei: il lavoro, le difficoltà delle classi più umili, l’attenzione ai temi sociali, l’emigrazione, la condizione delle donne.


Sono giovani che vogliono rinnovare l’arte ed anche i loro stili di vita sono “di rottura”; la loro espressione pittorica è tesa principalmente alla verità, tanto che saranno i primi a dipingere dal vero, fuori dagli studi, “en plain air” (anticipando gli impressionisti), favoriti in questo proprio dalla comparsa di nuovi prodotti offerti dalla modernizzazione industriale: i pigmenti sono ora in tubetti di stagno, comodamente trasportabili e quindi utilizzabili ovunque; i colori, per ottenere più brillantezza e luminosità, sono spesso stesi su un fondo bianco, ottenendo così un effetto cromatico che si contrappone radicalmente al tradizionale uso di colori “fangosi”, come loro li definiscono; la loro osservazione della natura e della realtà è quasi maniacale e produce un effetto pressoché fotografico in molte delle loro opere. Pensiamo solo che Hunt chiese e riuscì ad avere un permesso speciale di visita alle carceri londinesi, così da ottenere il risultato più realistico possibile nelle catene, nelle mura e nell’ambiente in cui il suo Claudio è recluso. O pensiamo che Millais trascorse mesi ad esaminare e poi dipingere tutte le varietà botaniche che ritroviamo nell’ambiente boschivo che fa da cornice alla morte di Ofelia, costringendo addirittura la modella a stare immersa per giorni nella vasca da bagno, facendola così ammalare, pur di cogliere e trasferire sulla tela l’effetto dei capelli sparsi nell’acqua, dell’abito bagnato aderente al suo corpo, l’attimo subito prima dello spirare.
 

Grandissima ed imprescindibile presenza nell’arte dei Preraffaelliti è costituita dalle donne, in tutte le loro “declinazioni” possibili; tutte le loro appartenenze sociali sono rappresentate e sono ispiratrici di amore e desiderio, così come recita il sottotitolo della mostra, gelosia, compassione, ammirazione, tenerezza, passione, malizia, senso materno; possono essere vestite di umili vesti o sontuosamente abbigliate ed ingioiellate, ma tutte hanno un fascino unico ed inconfondibile perché sin da subito ispirate ad un unico tipo di donna, dai lunghi e folti capelli rossi, carnagione chiarissima, labbra rosse e sensuali, dettato da quella Elisabeth Siddal che, pittrice anch’essa, poetessa e compagna di Dante Gabriel Rossetti, divenne la musa degli artisti della confraternita.
Un altro elemento di cui colpisce la costante presenza in questi quadri sono i fiori e gli elementi vegetali, ai quali viene sempre affidato un compito simbolico oltre che decorativo: il papavero è simbolo di morte, la margherita di purezza e innocenza, così come la rosa rosa, l’edera di amore eterno, il salice del lutto e del pianto, e così via, secondo un “codice” di gran moda all’epoca e ben conosciuto da uomini e donne per intrecciare dialoghi, diciamo così, silenziosi…
Nel 1853 la Confraternita si scioglie; i suoi componenti prendono strade diverse, pur rimanendo fedeli ai propri ideali e riuscendo, oltre la fine del sodalizio, ad acquisire successo e ricchezza. Nell’arco di soli 5 anni si è sviluppata l’esperienza di questo straordinario gruppo di artisti ma ha lasciato un segno indelebile, che oggi ci attrae e ci affascina per la sua grande modernità.
 

Si ringrazia l’Ufficio Stampa della mostra per la sua valida collaborazione.
 

Un ringraziamento particolare va a “Milanoguida”, l’organizzazione che, avvalendosi di guide certificate e preparatissime, consente di accostarsi, attraverso visite guidate a mostre e siti di interesse culturale, artistico e storico, ad argomenti, tematiche e luoghi che divengono, grazie a loro, molto più facilmente fruibili a tutti e spunto prezioso per approfondimenti successivi.

 

Margherita Canzi

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C.A. Collins - Maggio a Regents Park - Olio su tela - cm.281x1880

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D.G. Rossetti - Monna Vanna - Olio su Tela cm.88x86

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D.G. Rossetti, Aurelia - Olio su tavola - cm.2000x2367

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D.G. Rossetti, Il sogno di Dante alla morte di Beatrice - acquerello su carta - cm.2000x1468

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D.G. Rossetti, Nozze di San Giorgio e della principessa Sabra - Acquerello su carta cm.36x36

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W.H. Hunt, Claudio e Isabella - Olio su tavola cm.75x42

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Cortile -1930 olio su tela 77x102cm - collezione privata Reggio Emilia

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Leone ruggente 1936 bronzo - 7 esemplari -44x35x17 cm - courtesy Galleria Centro Steccata Parma

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Volpe in fuga con gallo in bocca s.d.- 1943-1944 - olio su tavola di compensato 554x695 cm - collezione privata Reggio Emilia

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Autoritratto con cavalletto -1954-1955 - olio su tavola di faesite 199x130 cm collezione BPER Banca Milano

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Paesaggio Svizzero s.d, 1957-1958 - olio su tela 70x100 cm - courtesy collezione Girefin Milano

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Testa di tigre 1957-1958 olio su faesite - 60x55cm - collezione privata courtesy Galleria Centro Steccata Parma

 ANTONIO LIGABUE


Si è tenuta dall’11 febbraio all’8 maggio la mostra “Antonio Ligabue, l’uomo, l’artista” nella suggestiva cornice del roseto della Villa Reale di Monza, all’interno dell’Orangerie, il cosiddetto “Serrone”.
In mostra, 90 opere, tra dipinti, disegni, incisioni, sculture, del grande pittore del ‘900, la cui espressione artistica lo rende assolutamente unico ed impareggiabile nel panorama italiano.
Il percorso espositivo è lineare e sobrio, inaspettatamente vivacizzato dalla presenza di un leone ed una tigre imbalsamati, bellissimi esemplari che danno la presenza “in carne ed ossa” di quegli animali selvaggi che sono uno dei temi preponderanti nella pittura di questo artista straordinario. Con essi, instaura un rapporto viscerale, ne conosce l’anatomia, cerca di catturarne l’essenza vitale, arrivando allo sforzo di far suo e mimarne l’urlo, il ruggito, come ben testimoniato dall’interessante video proiettato all’interno della mostra: lo si vede nello sforzo di immagazzinare in sé stesso, respirare, “masticare” l’energia animale che poi andrà a “rigettare” sulle sue creazioni.
Non solo animali selvaggi e belve feroci, ma anche animali domestici e da cortile, animali “da lavoro”, ritratti all’interno di paesaggi agresti, in cui si materializzano anche castelli, chiese e case dai tetti spioventi, memoria di quella Svizzera dove era nato e vissuto per 20 anni, prima di esserne espulso.
L’altro potente tema della mostra è costituito dagli autoritratti, dai quali il visitatore viene catturato ed istintivamente portato ad una sorta di compassionevole empatia per quest’uomo così sofferente e tormentato, nel cui volto vediamo rughe profonde, occhi angosciati, segni di lesioni autoinflitte; quasi istintivamente chi lo osserva sente di immedesimarsi con lui, nella sua dolente fatica di vivere.
Al termine del percorso espositivo è presente anche una interessante sezione dedicata alla produzione plastica di Ligabue, con la presenza di oltre 20 sculture in bronzo, soprattutto animali.
Colpisce la grandissima forza espressiva di questo artista, uomo genio, che tanto ha sofferto nella vita, essendo stato umiliato e per lungo tempo non compreso, mentre lui sacrificandosi ed isolandosi dal resto del mondo ci ha lasciato un grande patrimonio, le sue opere e la sua anima artistica. Questo può aiutarci a riflettere se l’arte abbia un tempo ed uno spazio ben preciso oppure siamo noi che dobbiamo educarci ed educare le nuove generazioni ad avere uno sguardo più sensibile e ricettivo per ogni espressione artistica e le nuove forme d’arte che verranno.
Queste poche righe da parte nostra, senza alcuna pretesa da critici d’arte, vogliono essere un semplice omaggio a questo geniale, grandissimo artista per i doni immensi che ci ha lasciato.
Si ringrazia il Comune di Monza ed il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza per questa importante iniziativa culturale e ViDi Srl, organizzatrice della mostra.
M. C.

 

 

 

 

 

 

“L’ EUROPA AL  TEMPO DEL  CORONAVIRUS“

Andrà tutto Bene?

 

A distanza di circa un anno, mi ritrovo ancora qui davanti al mio pc, diciamo in Smart working visto che questo termine ormai ha così spopolato nel nostro linguaggio odierno, abbinato spesso al termine Pandemia Covid 19 .
Questo è il motivo che mi spinge a scrivere questo articolo, che vorrei  condividere con i nostri lettori, e quanti ci seguono da tempo.
In realtà, per come la vedo io, significa essere confinato in casa cercando in qualche modo di ammazzare il tempo perché non credo che tutta la popolazione Europea e mondiale sia davvero felice di stare davanti a dei dispositivi elettronici, siano essi pc, smart tv, tablet ecc…
Quindi la domanda davvero da porsi in questo momento è: una volta passata l’emergenza pandemica, e trovata una risposta alla cura del Covid, saremo in grado di affrontare davvero il futuro? riusciremo a tornare ad una vita normale? e per normale intendo davvero vivere in movimento perché fermi vuol dire Schiavi; “in movimento” significa essere liberi, a noi sta la scelta, si tratti di lavoro, studio, affetti, ricerche e molto ancora, comunque questo è un argomento che tratterò a breve su questa rivista.
Ora voglio dedicare queste poche righe ai ristoratori in modo particolare ai ristoratori Italiani,   all’estero, che molto gentilmente mi hanno dato testimonianza della situazione lavorativa nei loro locali.
Da sottolineare che le testimonianze raccolte arrivano da tutta l’Europa, nord, centro, sud.
La cosa che mi lascia perplesso, sulla quale invito a riflettere, è che la nostra vecchia cara Europa è divisa a macchia di leopardo per differenze non solo di carattere etnico o culturale o religioso. Intendo dire che, in base alle testimonianze che ho raccolto, i ristoratori dei paesi nordici, come ad esempio Svezia, Danimarca ed anche Germania, hanno quasi tutti avuto il 70/80% di ristoro economico, sempre tenuto conto del fatturato dell’attività,  mentre nel centro e sud Europa, come la Francia,Belgio, Spagna, il Portogallo ma anche Bulgaria e Romania, la situazione dei ristori ed interventi economici da parte dei governi è davvero diversa: i famosi bonus non sempre arrivano nella stessa entità a risarcire in modo equo i ristoratori chiusi ormai da lungo tempo, e spesso in tanti casi non sono mai arrivati, questo per via di pretesti burocratici, probabilmente anche per malcostume ma sicuramente per una mancanza di volontà e giustizia. Questo deve farci riflettere in modo particolare, proiettando questo pensiero nel nostro paese, dove pare che davvero pochi ristoratori, di qualunque categoria o fatturato, ad oggi  hanno davvero percepito un  bonus se non anche una sciocca e ridicola elemosina.
Scrivo questo articolo con molta umiltà soprattutto per raccontare le voci e le testimonianze di queste persone che ho ascoltato telefonicamente o per iscritto; tutti quanti, con grande dignità, hanno fornito la loro testimonianza, alcuni di loro hanno dato sfogo al loro malcontento, a volte anche con molta emozione, che si percepisce dalla voce e dal cuore.
Pertanto, in conclusione, cerco di immaginare la mappa geografica dell'Europa, a macchia di leopardo, dove i contrasti e le iniquità sono ben visibili, quindi un fallimento dell’Europa stessa, sottolineando in modo particolare la FORTE responsabilità dei governanti che, per tanti motivi ed interessi politici, non fanno il bene dei cittadini, anzi, pretendono ancora tasse e tributi iniqui, gettando nella disperazione tanti imprenditori onesti e le loro famiglie, che con grandi sacrifici hanno investito i loro risparmi per creare lavoro e un futuro.
Invito tutti a condividere la riflessione che questa pandemia è una vera e propria guerra mondiale e, come tutte le guerre, porta e lascia dietro di sé morte, miseria, dolore.
Voglio ringraziare tutti i titolari e gestori dei locali che con la loro voce testimonianza , sperano ancora in una soluzione positiva per le loro attività, e tornare presto ad una vita normale.
Un augurio da tutti noi.
Si ringraziano i ristoranti: A Modo Mio, Parigi Sig Michele, Ristorante Mancini specialità Positane,   Stocolma, Sig Giuseppe La Marca Ristorante Amalfi itaalia, Tallinn Estonia,Ristorante San Carlo Vienna, Osteria Angelino Malaga, Zero Sei Trattoria Romana, La Valletta Malta, Sig Fausto Soldini, la testimonianza del Sig Vincenzo Calcagno, L'Opera Ristorante di  Namur-Belgio, inoltre  un ringraziamento al Sig  Nicolo Di Puma chef del ristorante  Il Boccon Divino- Cipro.

 

G.M.

Aprile 2021
 

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Piatto tipico Boccon Divino - Cipro

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Pizza italiana

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Zero Sei trattoria Romana - La Valletta Malta

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Ristorante Mancini Stoccolma - Svezia

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A Modo Mio ristorante - Parigi

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Mancini - StoCcolma

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PIatto tipico Ristorante Amalfi Estonia

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FOTO-G. Malangone ourtime

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PH.G.Malangone

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Un eterno Pensiero

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La Folla-Venezia Ph. G. Malangone

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Un Eterna Magia

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IL CANALE...

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Il Mare da conforto, amore dolcezza,  aiuta a superare i momenti bui, e la Madre il sorriso  di tutti noi, grazie al mare di tutto il mondo…

 

 

Il mare è come la musica: contiene e suscita tutti i sogni dell’anima.

 

"UN OMAGGIO AL GRANDE FRATELLO BLU"

 


Carl Gustav Jung

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